Il vangelo
I 4 Vangeli. Il Vangelo di S. Matteo, il Vangelo di S.
Marco, il Vangelo di S. Luca ed il Vangelo di S. Giovanni.
La parola Vangelo significa letteralmente « buona novella» ed è stata adottata per indicare il complesso degli insegnamenti dati da Gesti Cristo e la narrazione dei fatti che riguardano la sua vita terrena.
È dunque la redazione scritta dei ricordi sui fatti ed insegnamenti di Gesti Cristo, cosi come li tramandarono gli Apostoli alle prime comunità.
I Vangeli sono quattro e sono stati scritti rispettivamente dagli evangelisti: S. Matteo, S. Marco, S. Luca e S. Giovanni.
La narrazione è basata sulle fonti in cui i ricordi autentici sulla figura di Cristo sono conservati: fonti prevalentemente orali.
Infatti Gesù Cristo non scrisse ma predicò, insegnò oralmente, ed il suo insegnamento pratico, occasionale, legato alle circostanze della vita quotidiana si impresse nella memoria degli Apostoli cosi come quelle vicende e quei fatti drammatici in cui gli Apostoli stessi furono testimoni.
Nel vangelo la morte col suo dramma vi si accampa, ma la vita
vi si difende con coraggio e ne esce vittoriosa. La sapienza diventa bontà, la
bontà perdono, il perdono la carità, la carità gioia.
I quattro Vangeli furono scritti in tempi diversi.
Il primo Vangelo ( il più antico) è quello di S. Matteo,
scritto in lingua aramaica (lingua parlata dai giudei in Palestina) e poi tradotto in greco.
Matteo era un pubblicano, cioè un esattore delle imposte. Chiamato dal Maestro, lasciò il suo banco di lavoro e la sua attività e divenne un fedele apostolo.
Il Vangelo di Matteo è stato scritto in aramaico, come abbiamo detto, ma della prima redazione non resta alcun esemplare. Si sa però che all'inizio del II secolo, molti fedeli leggevano già il Vangelo di Matteo in lingua greca.
Il Vangelo di Matteo è quello della Chiesa universalistica, indirizzato agli Ebrei.
Il nazionalismo politico-religioso della Sinagoga cede all'universalità della Chiesa, che si diffonde affinché tutti possano credere in Gesti Cristo e diventare figli di Dio.
Il secondo Vangelo è quello di S. Marco.
La madre di Marco aveva una casa in Gerusalemme dove si radunavano i primi Cristiani e dove si rifugiò anche S. Pietro quando nell'anno 4344 fu miracolosamente liberato dal carcere.
Marco fu compagno di S. Paolo nei suoi viaggi ad Antiochia ed a Roma. In un secondo tempo fu compagno inseparabile di S. Pietro, a Roma.
La tradizione più antica qualifica Marco come « l'interprete» di Pietro (il principe degli Apostoli parlava più facilmente l'aramaico, non capito a Roma). Questo ufficio ci spiega come fin dall'antichità il Vangelo di S. Marco sia stato considerato come la stesura della predicazione stessa di S. Pietro e come la sua narrazione resti nei limiti della predicazione del Capo degli Apostoli.
È il più breve dei Vangeli ed è diretto ai Romani, uomini attivi, pratici, sensibili
più ai fatti che alle parole. Benché sia stato scritto in greco, che del resto era una lingua molto diffusa nella Roma imperiale, i lettori cui Marco si rivolge sono esattamente i Romani.
Il terzo Vangelo è quello di S. Luca.
Nelle «lettere di S. Paolo », Luca è designato col nome di «medico» carissimo e collaboratore. Gli Atti degli Apostoli ci dicono che Luca fu compagno di Paolo nei viaggi attraverso l'Asia Minore.
Il terzo evangelista sembra nativo di Antiochia: non giudeo dunque, ma ellenista di stirpe e di educazione, passato al Cristianesimo forse prima del 50 d. C.
Il suo è l'unico Vangelo dedicato ad una determinata persona, ad un certo Teofilo, di elevato ceto sociale e certamente uomo colto.
Lo scopo dell'opera è evidente: offrire la Buona Novella ad una categoria di lettori molto vasta, cioè ai pagani, ignari delle usanze degli ebrei e bisognosi al tempo stesso di molti chiarimenti.
San Luca non fu dunque testimone oculare degli avvenimenti che narra, ma si informò diligentemente prima di scrivere,e ce lo dice lui stesso: « dal momento che molti misero mano a comporre una narrazione dei fatti verificati si tra noi, secondo quanto ci trasmisero coloro che dall'inizio furono testimoni oculari e servi tori della parola, è parso bene anche a me, che dal principio ho investigato tutte le cose accuratamente, di scrivere a te con ordine, o nobile Teofilo ... ».
(LUCA, I, 1-3)
Il quarto ed ultimo Vangelo è quello di S. Giovanni.
Giovanni fu tra i primi ad essere chiamato all'apostolato.
Faceva il pescatore ed era discepolo di S. Giovanni Battista, prima che il Maestro lo invitasse a seguir1o.
Dopo la «chiamata» divina egli diventò il discepolo prediletto di Gesti Cristo che segui sino al Calvario, ai piedi della Croce.
S. Giovanni viene annoverato tra le «colonne» della Chiesa, insieme con il Capo degli Apostoli.
Il suo V angelo non è diretto ai Catecumeni, cioè ad iniziati, ma a Cristiani ormai adulti nella fede e,
più propriamente, ai Cristiani venuti.
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L'Editto
di Costantino (313 D.C.) sancisce la fine delle persecuzioni dei
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L' Editto di Teodosio (308 D.C.) rese il
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